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Ausgabe Nr. 3

Der heimliche Beschützer der Liebenden

Am 14. Februar ist Valentinstag

Es ist wieder soweit: Überall hängen rote Herzchen, Blumen und hunderte von Geschenkideen, die uns dazu einladen wollen, unserer/m Liebsten unsere Liebe zu beweisen. Am 14. Februar denkt wohl kaum jemand an einen christlichen Hintergrund und schon gar nicht an einen Bischof. Und doch trägt dieser Liebestag genau den Namen eines Bischofs. «Kirche ohne Grenzen» geht dem Ursprung dieses Festes auf die Spur.

Valentin war ein Bischof, der im 3. Jahrhundert gelebt hat und im Jahre 268 sein Martyrium erlitten hat. Er ging nach Terni (Umbrien) und wurde für eine Krankenheilung nach Rom gerufen, wo er den Weg zum Heil verkündete. Viele Bürger bekehrten sich dank ihm zum Christentum. In Erinnerung blieb auch, dass Valentin junge Paare christlich traute, die aus verschiedenen Gründen nicht hätten heiraten dürfen. Der Grund für seine Enthauptung – am 14. Februar – lag aber darin, dass er die Anbetung des Standbildes des Kaisers verweigerte. Der heilige Valentin ist von vielen Sagen und Legenden umwoben, die in den Jahrhunderten seiner Verehrung gewachsen und hinzugekommen sind. Es wird er zählt, dass er den Leuten Blumen aus dem Klostergarten schenkte und Paaren bei Streitigkeiten zum Frieden verhalf. Auch Heilungen werden ihm nachgesagt.

Blumen im Namen Valentins
Verschiedene Feste, die am Ende des Winters stattfanden, haben zur Wirkungsgeschichte des Valentinstags beigetragen: das Fest der römischen Göttin Juno, der Schützerin von Ehe und Familie und das Fest des Hirtengottes Lupercus am 15. Februar, welches Reinigungs- und Fruchtbarkeitsriten in den Mittelpunkt stellt. Papst Gelasius I. versuchte diese heidnischen Volksfrömmigkeiten abzuschaffen und sie mit christlichen Inhalten zu füllen. So entstand der Brauch, an diesem Tag Blumen im Namen Valentins zu verschenken. Heute hat der Valentinstag ganz unterschiedliche Bedeutungen. «Kirche ohne Grenzen» hat eine Katholikin, eine Muslimin und einen Konfessionslosen gefragt, wie sie mit dem Thema und dem Brauch des Valentinstags verbunden sind.

Daria Rambone

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Si avvicina san Valentino e «Kirche ohne Grenzen» ha voluto chiedere a tre giovani come vivono e cosa pensano di questa festa così celebre.

Festeggi «san Valentino”?
Natalie: No. Ceren: No. Adrian: No.

Perché no?
N: A 12,13 anni magari c’era quell’euforia dicendo alle amiche ciò che ti sarebbe piaciuto ricevere. Crescendo mi è passata… C: Uno, perché non ho mai avuto un ragazzo fisso, due, perché da noi non si usa, in special modo la generazione dei miei genitori. A: Perché è troppo commercializzato e si tratta solo di guadagnare.

Come vivi la vivi?
N: Tranne i media e i negozi che appendono dovunque cuori e cuoricini e che attirano l’attenzione, ricordando l’evento - come tutti gli altri. C: Non ci penso proprio, solo perché si legge e si vede dappertutto «devo” pensarci, ma non «vivo» nulla.

Hai mai pensato chi possa essere stato «Valentino»?
A: Veramente mai. N: Non sapevo mai cosa si festeggiasse realmente. Da quando frequento la missione cattolica italiana, ho capito che si tratta di un santo a causa del «san». Altrimenti pensavo più ad un collegamento con il dio Eros o Amor.

Ci vedi un senso?
N: No, perché le attenzioni si possono dare in qualsiasi giorno dell’anno. C: No, innanzi tutto perché dietro ci sono scopi di lucro, come alla giornata della mamma o del papà. Se voglio fare un regalo lo posso fare sempre, basta che lo faccio con il cuore. Ha più senso festeggiare per esempio l’anniversario, almeno è personale.

Saresti felice se il tuo ragazzo ti regalasse qualcosa per san Valentino?
N: Se lo facesse sempre solo quel giorno, mi darebbe un po’ fastidio, perché mi sembrerebbe che lo fa perché «si fa». Altrimenti non c’entra quando lo fa, sono felice comunque. C: Anche a me disturberebbe se lo facesse esclusivamente quel giorno, apparirebbe come se fosse un dovere. A: Basta che viene dal cuore.

Pensi che nella vita di coppia serve un giorno così?
N: non credo che ci sia bisogno, ma che si voglia fare potrei anche capirlo. Magari perché nella vita quotidiana così frenetica si vuole avere un giorno speciale per sé. Ma non per forza il 14 Febbraio. A: Potenzialmente, ogni giorno potrebbe essere «San Valentino».

Ti disturba che quasi tutte le feste hanno una storia cristiana?
C: Per niente. Il primo motivo è che non si lavora;) ma l’altro è che i miei hanno sempre cercato di adattarsi e di mostrare a noi figli anche altre tradizioni. Quando eravamo piccoli avevamo persino l’albero di natale con i regalini, perché tutti i bambini ne raccontavano!

Pensi che le feste che hanno un contenuto religioso, ma che ormai vengono usati solo per scopi di lucro, dovrebbero essere aboliti o conservati lo stesso?
A: Io credo che dovrebbero essere mantenuti. Fanno parte della nostra cultura e ci ricordano comunque dei valori che si stanno perdendo. E poi cosi conserviamo anche un po’ di storia.

Ringrazio tutti e tre per la loro disponibilità e sincerità. Speriamo che pure noi non aspetteremo un evento speciale per dire ai nostri cari quanto gli amiamo. Credo che se ci chiedessimo un po’ di più qual’è il senso delle feste che festeggiamo spesso con tanta familiarità, troveremmo un tesoro nascosto. Magari iniziando dal Santo Natale ... Auguri.

Intervista: Daria Rambone

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